Tutti parlano dell’abito.
Della location.
Del menu.
Della playlist perfetta.
E va benissimo così.
Ma c’è un momento del matrimonio di cui quasi nessuno parla, che non viene pianificato, che non finisce nelle checklist…
ed è proprio quello che, a distanza di anni, torna più spesso alla mente.
Non è perfetto.
Non è instagrammabile.
Ed è incredibilmente vero.
Non è un istante preciso. È una sensazione.
Quando chiedo alle coppie, dopo il matrimonio, cosa ricordano di più, raramente mi parlano dei dettagli tecnici.
Mi parlano invece di:
- un respiro profondo dopo la cerimonia
- uno sguardo incrociato mentre tutti brindano
- una mano stretta più forte del solito
- quel pensiero silenzioso: “ok… ce l’abbiamo fatta”
È un momento che non dura cinque minuti.
A volte dura pochi secondi.
Ma lascia il segno.
Perché questo momento non viene mai pianificato
Semplice: perché nessuno sa che esiste, finché non lo vive.
Il matrimonio è spesso raccontato come una sequenza di eventi:
- preparazione
- cerimonia
- foto
- festa
Tutto ha un orario. Tutto è organizzato. Tutto è sotto controllo.
Eppure le emozioni non funzionano così.
Arrivano quando il corpo si rilassa.
Quando la pressione scende.
Quando smettete, anche solo per un attimo, di “fare” e iniziate a sentire.
Il problema non è la fretta. È il rumore.
Non è solo questione di tempi stretti.
È il rumore.
- aspettative
- persone
- consigli non richiesti
- telefoni
- “dobbiamo fare ancora…”
In mezzo a tutto questo, rischiate di attraversare il vostro matrimonio come se fosse un treno in corsa. Bellissimo, eh. Ma velocissimo.
E quel momento sottovalutato nasce proprio quando il rumore si abbassa.
Perché è il ricordo che resta davvero
La memoria non funziona come una galleria di foto.
Funziona per sensazioni.
Non ricordiamo tutto.
Ricordiamo quello che ci ha fatto sentire qualcosa.
Quel momento resta perché:
- non è costruito
- non è richiesto
- non è performativo
È autentico.
Ed è vostro.
Il ruolo di chi vi sta accanto quel giorno
Qui non parlo solo del fotografo.
Parlo di chi vi circonda davvero.
Ci sono professionisti che:
- aggiungono pressione
- chiedono attenzione
- occupano spazio
E altri che:
- osservano
- proteggono
- aspettano
Quel momento sottovalutato non va creato.
Va lasciato accadere.
A volte basta non interrompere.
A volte basta fare un passo indietro.
A volte basta dire: “Prendetevi un attimo”.
Un consiglio che nessuno vi dà (ma dovrebbero)
Non cercate di vivere tutto.
Non è possibile.
Cercate invece di sentire almeno un momento fino in fondo.
Uno solo.
Senza pose.
Senza dover dimostrare nulla.
Il resto verrà da sé.
Alla fine, quello che conta davvero
Il matrimonio passa in un attimo.
Questa non è una frase fatta. È la verità.
Ma se c’è un istante in cui vi fermate davvero, anche solo mentalmente,
quel giorno non vi scivolerà addosso.
Vi resterà dentro.
E sarà lì, ogni volta che penserete:
“Sì. Quel giorno l’abbiamo vissuto davvero.”
Ed è incredibilmente vero.
Se volete capire il mio modo di vivere il matrimonio
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Ci vediamo nel prossimo articolo